In un articolo scritto prima dell’ennesima sospensione de I Nuovi Calabresi ironizzai sul soprannome che decenni fa la stampa affibbiò ad un vero statista, il DC Amintore Fanfani che era attratto dalla TV, un solo canale, e vi compariva di frequente.
Lo chiamarono – credo dal mitico Fortebraccio che scriveva ogni giorno commenti graffianti e geniali su L’Unità – “Rieccolo”.
Io anche per modestia vorrei evitare di essere la brutta copia di quell’illustre Rieccolo ma temo di rischiare di esserlo senza merito. Dico che quello su cui scrivo è l’ultimo articolo de I Nuovi Calabresi e poi ora per un motivo poi per un altro “l’ultimo” diventa penultimo.
Allora voglio essere chiaro nella misura in cui è possibile esserlo, non conoscendo neppure se dopo la sentenza questa possibilità di scelta ci sarà.
Immaginiamo che ci sia. La sentenza che dia ragione in toto alla “banda del buco” mi pare molto improbabile. Sono piuttosto propenso a immaginare una sentenza “cerchiobottista” un po’ a te e un po’ a me. Se accadesse, il risultato sarebbe duplice: una radicale caduta di fiducia nella Giustizia (in questo aiuta molto il PM Gratteri, star tv e manettaro seriale).
In caso di successo ecco cosa farò o cercherò di fare prima di lasciare tutto lo spazio al mio illustre successore, da me designato dinanzi ad un notaio con molto anticipo.
Prometto che NON sarò clemente con chi con cattiveria, per puro tornaconto personale, ha tradito me, con Walter Pellegrini la memoria del carissimo padre Luigi, ha dolosamente fatto a pezzi un patrimonio materiale e immateriale pressoché unico in Calabria. Ve lo assicuro e come accade ai “buoni” – ed io mi considero tale, un classico “pesce” in senso zodiacale – se vedo figli di mig… all’opera mi scateno. E di figli di mig… ne ho visti tanti in questi tre anni.
Ma queste sono fesserie scontate. Più seria per me è la rottura irreversibile del mio legame d’amore con la città natale che mi ha accolto con ostilità, poi mi ha cancellato quasi fossi colpevole di chissà quale porcata (mi avrà confuso con l’altro Pellegrini che di porcate ne ha fatte più del giusto).
Anche questo è scontato. Da 35 anni frequento la bella e dolce Maremma Toscana. Fino a quando, uscito da due anni di ospedale, ho deciso da incosciente di “tornare a casa”, a Massa Marittima vi trascorrevo almeno 5 o 6 mesi. Ora vi abito stabilmente, accolto con simpatia e amicizia – l’esatto contrario di quanto riservatomi dai cosentini – e l’idea di tornare a Cosenza non mi sfiora neppure il cervello.
Allora detto tutto questo, in un immaginifico libro dei sogni (tra l’altro molto provvisorio causa cattiva salute, dono graziosamente fattomi da alcuni falsi amici e veri str…) prevedo questo.
Dipendesse da me, chiusura a tempo indeterminato di Villa Rendano, se non sarò io a decidere programmi e attività tutte destinate a un target NON LOCALE, fine della pubblicazione di giornali peraltro ben fatti e assai diffusi (ma a patto che non chieda un’opinione libera o un contributo simbolico di € 5,00 ) e siccome credo nell’importanza e nel valore pedagogico di una vera seria e libera informazione chiederei al vertice nuovo della Fondazione non di pagarmi le retribuzioni da Direttore Generale, mai percepite in 10 anni, ma un contributo annuo equo, massimo € 100.000, 00 (meno della metà prevista per l’obbrobrio denominato Calavria) per due soli anni e farei nascere – e saremmo a quota tre – un nuovo giornale, all’inizio settimanale, libero con pochi giornalisti bravi e pagati il giusto (cioè un terzo di ciò che percepivano redattori e collaborativi fissi de ICalabresi che in compenso mi hanno coperto di insulti e cancellato la mia presenza nel giornale da me fondato diretto e autore di 87 articoli). E in alternativa: se campo io solo direttore editoriale, con un nuovo direttore responsabile. Nessun riferimento in testata alla Calabria che della stampa seria fa volentieri a meno, con sede a Roma o in Toscana, con un taglio editoriale da giornale nazionale, senza figli e figliastri, perché senza dirlo, se no ci sputtaniamo, i calabresi lontani dalla Calabria sanno fare un sacco di cose, come e meglio di altri, hanno idee e opinioni non banali, sono persino capaci di dire “chissenefrega di Gratteri”, insomma sono uomini e donne di qualità che il resto d’Italia ci invidia. Questo è il mio sogno. Non ho e non prevedo alternative.