GRAZIE COSENZA, perché in tre anni di vita nella città natale mi hai aiutato a capire, provare, scoprire ciò che non mi era riuscito in 70 anni di lontananza.
Non importa che ciò che ho tardivamente capito, non è tutto piacevole, anzi è – con le inevitabili generalizzazioni – piuttosto deprimente e anche doloroso. Meglio un po’ di verità che un monte di menzogne e falsità.
Faccio coma usa dirsi “il conto della serva” che ha il vantaggio della sintesi e della chiarezza.
Ho scoperto il volto orrendo della cattiveria, dell’infamia, del tradimento. Non è cosa da poco perché nella mia vita precedente non tutto è stato rose e fiori.
Ho scoperto per tempo che l’essere un bambino a Roma venuto da Cosenza mi esponeva alla naturale “cattiveria” dei miei coetanei che ridevano del mio accento cosentino, che dicevano che noi calabresi mangiavamo i gatti, che una supplente di terza elementare che non conosceva uno dei modi di fare le divisioni che mi avevano insegnato alla scuola di Piazza Cappelli per tirarsi d’impaccio mi mise ‘0 Spaccato” esibendolo a tutta la classe. Fesserie, direte, ma a 7 anni, già sbattuto da via Piave in un palazzone di periferia, fa male e lascia tracce.
Ma lasciamo il passato, quasi la preistoria e consentitemi di coprire tutto con un bello omissis che fa tanto fico.
Sono tornato a Cosenza per volontà generosa di mia moglie, su consiglio dei medici che dubitavano che dopo 4 interventi chirurgici e tre mesi di ricovero, quasi tutti in terapia intensiva, potessi tornare quello di prima, ad esempio recuperare 20 kg di peso rispetto ai 66 di prima.
Sapete come è andata a finire grazie al “cugino, anzi fratello” come si esprimeva con i dottori dell’Ospedale Gemelli nella sola visita che mi fece il mio infame omonimo.
Ora grazie a Walter, figlio di Luigi e Letizia, ho recuperato così bene da essere dichiarato “invalido grave al 100%” proprio come aveva prognosticato il dott. Guzzo, un eccellente cardiologo e galantuomo di Cosenza.
Lasciamo da parte lo stile di Fogazzaro in Piccolo mondo antico limitandoci a citare gli altri traditori che senza una ragione plausibile hanno preso possesso della Fondazione, di Villa Rendano ora svaligiata e totalmente vuota, e del primo vero giornale libero e di successo nato in Calabria, “ICalabresi”, un danno per la fondazione”, definizione criptica su cui molto brevemente tornerò.
La Fondazione era stata voluta da Sergio Giuliani che ingenuotto si lasciò convincere dal bugiardo seriale Mario Occhiuto a comprare e restaurare Villa Rendano per restituirla al patrimonio culturale e architettonico di Cosenza. Partendo con un capitale di soli 10.000 euro il falsario mio omonimo – tacendo che ogni spesa, Villa Rendano compresa, andava come prestito a debito – ha preso per i fondelli il Giudice, lo stesso – svelata la truffa (una delle tante truffe) che deve in questi giorni emettere sentenza su Abuso di diritto – facendo passare tutto il passivo contabile per i prestiti come prova di aver portato alla rovina la Fondazione con una gestione sciagurata. Ha solo taciuto che quando morto Giuliani ho dovuto prendere il suo posto – tolti mesi del COVID – la mia gestione, peraltro volutamente collegiale, è durata poco più di un anno.
Ma andiamo al sodo e fingiamo di dimenticare che ho trovato contratti non firmati ma molto molto generosi e anche quelli di assunzione di due parenti non firmati e quindi a me e a Sergio vivente ignoti. Parliamo non di Occhiuto, oggi colpito da un gravissimo lutto familiare che forse non meritava una diffusione epistolare da Gramellini su la7, perché il dolore non si esibisce, ma del sig. Procuratore Gratteri.
È quasi certo (ma il quasi è pleonastico) che il supereroe a conoscenza della porcata (in diritto “illecito” nel penale “reato”) l’abbia coperta, garantita facendosene quanto meno favoreggiatore.
Ma ciò che mi ha prima colpito, poi indignato o fatto incazzare è che Il procurare di Napoli (dopo aver lasciato alla Procura di Catanzaro un conto di circa € 70.000 per rimborsi per ingiusta detenzione) continui una martellante campagna autopromozionale sparando a 0 sulla riforma della giustizia e sul Governo in carica. Sul primo punto si po’ essere d’ accordo o no (per inciso tra PM subalterni al Governo e liberi di fare e disfare ad cazzum come spesso accade c’è una via di mezzo) ma benedetto Iddio quando mai un magistrato in servizio si mette in polemica politica e personale con la Giorgia di turno “più furba che intelligente”. Eppure, come riferisce su la Novità il direttore Pasquale Mottola il Sottosegretario Del Mastro (quello che gioiva presentando i nuovi cellulari per il trasferimento dei detenuti in cui manca l’aria e per lui questo è motivo di eccitazione sessuale) condannato a otto mesi per rivelazione si segreto d’ufficio, si erge a paladino di Gratteri “con argomenti talmente traballanti da far pensare che l’unico scopo sia la piaggeria più spacciata”. Scrive ancora Mottola: “il sospetto è che questa sia solo l’ennesima operazione di santificazione costruita con l’aiuto di alcuni media compiacenti, quei giornalisti (ndr. quasi tutti) che lo osannano senza mai metterne in discussione l’operato”.
Non è allora difficile capire perché Walter Pellegrini si è sentito così protetto da assaltare il fortino di Villa Rendano e non è fantapolitica che sentenze passate e forse future possano essere il contrario della verità. Ma sul punto ripeto ciò che ho scritto: prima o poi per motivi che nulla hanno a che fare con la giustizia, ma per “interessi superiori il bluff scoppierà e il re rimarrà nudo.”
Da dove nasce specie in Calabria un culto devozionale che manco San Francesco di Paola? Perché ignorare che tra tanti meriti nessuno ha il coraggio di dire che sta replicando il dismesso Antonio Di Pietro, facendo arresti come usa con la pesca a strascico. Tutti i PM che lavorano in silenzio e di norma bene al punto che una dozzina di hanno rimesso la vita sono tutti coglioni, grigi e muti?
Tuttavia immaginiamo per caso – poco probabile e vi spiego a breve perché- la sentenza confermi (oltre a quanto risulta nella realtà) i 4 dell’apocalisse, uno dei quali “culo e camicia” con Nicaso e Gratteri, cosa dobbiamo pensare che il super eroe e “santo subito” magari inconsapevolmente è stato complice degli abusatori?
Ma sono partito da una premessa, la permanenza a Cosenza mi ha fatto conoscere brutture in parte inedite.
Concludo in breve. Ho fatto politica a contatto di gomito con decine centinaia di politici anche autorevoli. Sarà colpa dei tempi ma tanti cialtroni vigliacchi e incapaci così quasi mai. ne ho conosciuti. Tra Dario Antoniozzi e il figlio Alfredo (ed ora il virgulto Tancredi “voi non sapere chi sono io!”) c’è un abisso. E la borghesia professionale, storicamente classe dirigente, così pavida e connivente poche volte si vede facendo il giro d’Italia. Forse senza accorgersene ho vissuto in qualche convento francescano.
Ma io quasi a fine vita con questa melma che ci sto a fare?
È vero sono lontano dalla Calabria ma mi ostino a fare un giornale che si chiama I Nuovi Calabresi e attendo una sentenza che mi sarebbe più utile se mi fosse contraria.
Cosa sarebbe più punitiva di avere un edificio storico cadente vuoto e ridotto a casa delle marchette in una città a lungo amata e ora definitivamente sputtanata?
Con questo articolo Franco Pellegrini cessa di scrivere, il giornale continua le pubblicazioni fino a quando con la sentenza del Tribunale di Roma si saprà se la Fondazione disinquinata sarà affidata alla guida di una personalità di garanzia avendo detto per tempo lo stesso Franco Pellegrini che non assumerà alcun ruolo di direzione. In caso contrario Villa Rendano resterà inutile e vuota a eterna vergogna della città che ha consentito un’azione ignobile a danno di un Ente del Terzo settore.